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Brunori Sas – Il tempo delle noci: quando la fragilità diventa arte

“Avevo bisogno di non stare più in bilico”. Con queste parole Dario Brunori riassume l’essenza di Il tempo delle noci, il documentario diretto da Giacomo Triglia che racconta la genesi dell’album “L’albero delle noci” e molto, molto di più. Non aspettatevi il classico dietro le quinte da EPK promozionale: questo è un viaggio intimo e doloroso nell’anima di un artista che ha guardato nell’abisso del dubbio e ha scelto di raccontarlo senza filtri.

Dopo la presentazione alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, il documentario è ora disponibile su RaiPlay e andrà in onda su Rai 3 il prossimo 2 dicembre. E vi assicuro: è uno di quei rari casi in cui la parola “imperdibile” non è marketing, ma verità.

La Calabria, la paternità, la crisi: Brunori si mette a nudo

Giacomo Triglia – che da anni accompagna Brunori con lo sguardo poetico dei suoi videoclip – firma un’opera dal tono caldo e malinconico, dove la Calabria, la musica e le piccole rivoluzioni quotidiane si intrecciano in un racconto che è insieme personale e universale.

Il documentario non si limita a seguire le sessioni di registrazione dell’album. Attraverso le immagini di Triglia, entriamo nelle contraddizioni di Brunori: la scoperta della paternità, il legame viscerale con San Fili (il suo paese in provincia di Cosenza), la fatica di creare quando non sei più sicuro di nulla. Come spiega lo stesso Brunori: “Il documentario racconta il tempo del dubbio e della crisi artistica, il desiderio di ritrovare un senso che possa andare oltre la musica”.

Riccardo Sinigallia: il produttore filosofo

Se Brunori è l’anima del documentario, Riccardo Sinigallia è la spalla e il compagno di un cammino fatto di dialoghi, riflessioni e memorie. Le loro conversazioni durante le sessioni di registrazione sono il cuore pulsante del film: non si parla solo di arrangiamenti o melodie, ma di vita, senso, paura di sbagliare.

Come racconta il regista Triglia: “Sono emerse cose bellissime nel rapporto tra Dario Brunori e Riccardo Sinigallia. Ciò di cui mi rammarico è che ho dovuto sacrificare qualcosa nel montaggio”. Viene da pensare che servirebbe una director’s cut di tre ore.

Il palco di Sanremo e il peso delle aspettative

Il documentario include anche immagini di backstage del palco di Sanremo, dove Brunori ha portato “La ghigliottina” nel 2023. Qui vediamo un artista che non cerca la vittoria, ma il senso: perché stare lì? Cosa significa oggi portare canzoni “d’autore” in un contesto sempre più pop e patinato?

Spiega Brunori: “Mostriamo un modo di fare le cose in un tempo in cui, spesso, della parte musicale non si mostrano nemmeno più gli strumenti. Oggi si dà molta importanza all’aspetto produttivo, all’immagine, ma si è un po’ abbandonata l’idea del ‘come’ si fanno le cose e del tempo che serve per farle”.

Brunori Sas – Il tempo delle noci 1

Arte come lavoro: la riflessione politica

Uno degli aspetti più interessanti del documentario è la sua dimensione, paradossalmente, politica. Come nota Brunori: “L’artista, oggi, ‘diventa artista’ solo nel momento in cui ha un riscontro numerico, e questo è un problema. Viviamo in una visione di mercato in cui, invece di presentare un artista dicendo ‘ha scritto questo, ha realizzato quest’opera’, si dice ‘ha venduto tot copie’ o ‘ha fatto tot biglietti'”.

Il tempo delle noci diventa così un manifesto contro la cultura del risultato immediato, della performatività a tutti i costi. È un elogio della lentezza, del dubbio, della ricerca. Come gli alberi di noce che hanno bisogno di tempo per rigenerarsi, anche l’artista deve permettersi di rallentare.

Lo sguardo di Triglia: poetico e mai invadente

Giacomo Triglia, che ha già firmato documentari per Levante (“Ventitré – Anni di voli pindarici”) e Jovanotti (“Sahara Jam”), oltre a numerosi videoclip per Brunori, dimostra ancora una volta di saper costruire narrazioni visive che non si limitano a documentare, ma interpretano.

La Calabria non è mai cartolina, ma sostanza: i paesaggi diventano metafora, il ritmo lento dei giorni si fa musica. Come spiega il regista: “Non volevamo fare un semplice backstage, ma documentare la dimensione umana e creativa di chi realizza un disco”. Missione compiuta.

Un esperimento sentimentale (da vedere assolutamente)

Il tempo delle noci non è per tutti. Se cercate una celebrazione dell’artista, un documentario fatto di highlights e momenti trionfali, questo non è il film giusto. Ma se volete vedere un uomo che si interroga, che cade, che dubita e che proprio nel dubbio trova la ragione per continuare, allora questo è un capolavoro.

Come scrive il Corriere della Calabria: “È un atto di sincerità artistica, un film che invita a guardarsi dentro con ironia e delicatezza, come sa fare solo Brunori Sas”. E aggiungo: come sa raccontare solo Giacomo Triglia.

Brunori Sas – Il tempo delle noci 2

Le considerazioni di tveserie.it

In un’epoca dominata da content veloci, streaming infinito e attenzione frammentata, Il tempo delle noci è un atto di resistenza. È lento, malinconico, riflessivo. Vi chiederà di fermarvi, di ascoltare davvero, di guardare oltre la superficie.

Per i fan c’è anche una bella notizia: dal 5 dicembre, con la tappa di Barcellona, partirà il tour europeo di Brunori Sas, seguito dalla tournée teatrale italiana “TUTTOBRUNORI, CANZONI E MONOLOGHI” che toccherà 15 città da ottobre a novembre 2025.

Consigliato per i fan di Brunori Sas (ovviamente), gli amanti dei documentari musicali non convenzionali, chiunque abbia mai attraversato una crisi creativa, calabresi nostalgici, e tutti coloro che credono che l’arte debba raccontare la rigenerazione, non solo la rivoluzione. 

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