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“Per me è la Bibbia”, ha dichiarato Guillermo del Toro parlando del romanzo di Mary Shelley. E quando un regista premio Oscar tratta un’opera come una sacra scrittura personale, aspettatevi qualcosa di monumentale. Frankenstein non è semplicemente l’ennesimo adattamento del classico gotico del 1818: è il coronamento di un sogno lungo vent’anni, una lettura personalissima e viscerale che trasforma la Creatura nel santo che del Toro cercava da bambino.
Dopo la prima mondiale alla 82° Mostra del Cinema di Venezia il 30 agosto 2025 e un’uscita limitata in sala dal 17 ottobre, il film è approdato su Netflix il 7 novembre, permettendo finalmente al grande pubblico di ammirare quello che molti critici stanno già definendo uno dei capolavori del regista messicano.
Oscar Isaac e Jacob Elordi: creatore e creatura in un duetto straziante
Oscar Isaac (Star Wars, Inside Llewyn Davis) interpreta il Barone Victor Frankenstein, mentre Jacob Elordi (Saltburn, Priscilla) veste i panni della Creatura. E qui sta la prima, grande intuizione di del Toro: la Creatura è bella, quasi delicata, una figura statuaria che “deve sembrare un neonato, poi un filosofo, poi un uomo”.
Isaac porta in scena un Victor egoistico, tormentato dall’ambizione e dall’ombra oppressiva del padre (un perfetto Charles Dance), ma è Elordi a rubare la scena. La sua performance fisica è straordinaria: nei primi momenti dopo la nascita della Creatura, ogni movimento ricorda quello di un danzatore di balletto. Per prepararsi al ruolo, Elordi si è ispirato alla danza giapponese butoh e… al suo golden retriever: “C’è una vera innocenza nel modo in cui si muove e nel modo in cui ama”.
Il risultato? Un’interpretazione che ha conquistato critica e pubblico, con Rotten Tomatoes che definisce il film “un’epopea sontuosa che riceve le sue scariche più galvanizzanti dalla performance eccezionale di Jacob Elordi”.
Una tragedia gotica tra amore e distruzione
Del Toro struttura il film in tre parti, seguendo la struttura del romanzo originale. La sequenza d’apertura è un inseguimento mozzafiato che ricorda i videogame survival horror, con la Creatura che urla il nome del suo creatore attraverso paesaggi innevati e desolati.
Ma non aspettatevi un horror classico. Del Toro presenta Frankenstein come uno studio del personaggio intimo ed emotivamente stratificato, piuttosto che come un tipico film horror. Il film pone la domanda centrale: chi è il vero mostro? L’esistenza della Creatura solleva interrogativi su cosa significhi essere umano, creatore, creatura, padre e figlio, desiderare amore e cercare comprensione.
Isaac ha definito il film “una storia molto europea, ma raccontata attraverso un punto di vista latino-americano, messicano, cattolico. Quindi c’è sempre un’alta passione”. E questa passione permea ogni fotogramma.

Artigianato contro AI: il manifesto visivo di Del Toro
In un’era dominata dalla CGI e dall’intelligenza artificiale, del Toro fa una scelta radicale. “Voglio set reali. Non voglio digitale, non voglio AI, non voglio simulazioni. Voglio artigianato all’antica: persone che dipingono, costruiscono, martellano, intonacano”.
Il risultato è un film **visivamente sbalorditivo**. Tecnicamente, Frankenstein è assolutamente straordinario, con set costruiti fisicamente, dalla nave del Capitano Anderson al laboratorio di Frankenstein. La colonna sonora è firmata da Alexandre Desplat, che ha dichiarato: “Il cinema di Guillermo è molto lirico, e anche la mia musica è piuttosto lirica. Quindi penso che la musica di Frankenstein sarà qualcosa di molto lirico ed emotivo”.
I difetti? Esiste la perfezione?
Non è un film perfetto. Il difetto principale è la durata: il film avrebbe potuto essere tagliato di almeno trenta minuti. Alcuni momenti nella seconda metà rallentano il ritmo, e del Toro a volte spinge il pathos a livelli così alti da risultare manipolatorio.
Ma sono pecche minori in un’opera che trasuda amore per il materiale originale. Con l’85% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un punteggio di 7.7/10 su IMDb, Frankenstein ha conquistato sia la critica che il pubblico.

Il punto di vista di tveserie.it
Frankenstein è del Toro allo stato puro: con il suo leggendario tocco visivo, resuscita Frankenstein come un Prometeo moderno gloriosamente gotico e straziante. È un’esperienza profondamente emotiva e visivamente sorprendente, un’altra aggiunta straordinaria alla già distinta filmografia di Guillermo del Toro.
Se siete fan del regista, questo è il suo film più personale dai tempi di *La forma dell’acqua*. Se amate le storie gotiche cariche di emozione, troverete qui un capolavoro di artigianato cinematografico. E se pensate di conoscere già la storia di Frankenstein, preparatevi a vederla con occhi completamente nuovi.
Del Toro ci ricorda che “solo i mostri custodiscono i segreti che bramo”. E in questo Frankenstein, ha finalmente svelato i suoi.
Consigliato per gli amanti del cinema gotico, fan di Guillermo del Toro, chiunque voglia vedere Jacob Elordi in una performance da standing ovation, e tutti coloro che credono che i veri mostri siano umani.

Napoletana d’origine e torinese d’adozione, sono cresciuta tra un film di Hitchcock e una pizza da Sorbillo. Sono sempre alla ricerca di una nuova caffetteria o un nuovo sushi e adoro conoscere nuove persone e visitare posti nuovi, vicini e lontani.
