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M – Il figlio del secolo su Sky: Luca Marinelli è mostruoso (e la serie pure)

Fare una serie su Mussolini nel 2025. In Italia. Con il fascismo che è tornato argomento di dibattito quotidiano, con i social pieni di nostalgici e negazionisti. Sembrava un’operazione kamikaze, un modo sicuro per farsi massacrare da metà del Paese. E invece M – Il figlio del secolo è probabilmente la serie italiana più coraggiosa, innovativa e necessaria degli ultimi anni.

Presentata fuori concorso all’81esima Mostra del Cinema di Venezia, la serie Sky Original diretta da Joe Wright (L’ora più buia, Espiazione) racconta l’ascesa al potere di Benito Mussolini dal 1919 al 1925. Otto episodi che hanno fatto discutere, dividere, ma soprattutto conquistare: tra i titoli Sky Original più visti dal 2021 a oggi, con Luca Marinelli che ha vinto il premio come miglior attore al festival internazionale Series Mania di Lille.

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Luca Marinelli: la trasformazione dell’anno

Parliamoci chiaro: Luca Marinelli non ha i tratti somatici giusti per sembrare Mussolini. E lo sa. E Joe Wright lo sa. Ma sapete una cosa? Non importa. Perché quello che Marinelli fa in questa serie non è imitazione: è possessione.

L’attore ha preso 24 chili per il ruolo, si è rasato completamente, ha passato due ore al giorno tra trucco e acconciature. Ma la vera trasformazione è nello sguardo, nella voce, nella postura. Le mani sui fianchi, il petto in fuori, il mento proteso verso l’alto, la voce stentorea: Marinelli diventa un Mussolini credibile non perché gli assomiglia, ma perché ne cattura l’essenza.

“Io sono come le bestie, sento il cambiamento che arriva” dice a più riprese il suo Mussolini. Ed è vero: questo Duce è un animale politico, un trasformista senza ideali fissi, capace di tradire chiunque pur di salire al potere. Non è un genio, ma è abile: sceglie i consigli giusti, le amanti giuste, sa quando lusingare e quando minacciare.

Joe Wright (che durante le riprese faceva attaccare adesivi sulle telecamere con scritto “This machine kills fascists”) ha dichiarato che Marinelli è “l’attore più naturalmente dotato che abbia mai incontrato” insieme a Gary Oldman. E si vede.

Joe Wright rompe tutto (ed è geniale)

Se vi aspettate un period drama classico, cambiate canale. M – Il figlio del secolo è un’opera punk, irriverente, quasi psichedelica. Wright ha voluto un’estetica “a metà strada tra L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, Scarface e la cultura rave degli anni ’90”.

Il risultato? Mussolini che rompe continuamente la quarta parete, parlandoci direttamente. Ci fa l’occhiolino, alza gli occhi al cielo quando un nemico si rivela utile, ci confessa i suoi pensieri più inconfessabili. È tronfio, borioso, pieno di sé: ne capiamo il fascino e i limiti, e soprattutto la superficialità dei suoi ideali.

La regia è vorticosa, energica, incalzante. Wright usa montaggio veloce, musica moderna, inquadrature audaci. Non cerca di farci simpatizzare Mussolini (anzi), ma vuole farci capire come un buffone violento e senza scrupoli sia riuscito a sedurre un’intera nazione.

M Il figlio del secolo su Sky 1

Il cast: tutti bravissimi (davvero)

Accanto a Marinelli, un ensemble di attori italiani che fanno un lavoro straordinario:

  • Barbara Chichiarelli è Margherita Sarfatti, l’amante intellettuale di Mussolini, ebrea e borghese che crederà di poterlo controllare
  • Francesco Russo interpreta Cesare Rossi, il fedele compagno che fonderà con lui Il Popolo d’Italia
  • Benedetta Cimatti è Rachele Mussolini, la moglie tradita e dimenticata
  • Lorenzo Zurzolo (quella faccia la ricorderete da Baby) è un giovane e spietato Italo Balbo

Ogni personaggio è tridimensionale, nessuno è semplicemente “buono” o “cattivo”. Tutti sono complici, tutti hanno le loro ragioni, tutti contribuiscono all’ascesa di un mostro.

Storia o propaganda? La polemica (inevitabile)

Alcuni storici hanno criticato la serie per errori storici e narrazione romanzesca. Giordano Bruno Guerri ha parlato di “errori grossolani” e “immagine parziale”. Altri hanno accusato la serie di banalizzare il fascismo.

Ma qui sta il punto: M – Il figlio del secolo non è un documentario. È tratto da un romanzo (quello di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega), non da un libro di storia. E come ogni opera d’arte, prende delle licenze creative per raccontare una verità più profonda di quella dei fatti.

La serie capisce fin da subito che l’unico modo per fare giustizia alla sua fonte letteraria e alla Storia è tradirla sin dal principio, dialogando con il presente del suo pubblico. Perché questa non è solo la storia di Mussolini: è la storia di tutti i demagoghi che sono venuti dopo. Dentro Marinelli ci mette una spruzzata di Silvio Berlusconi, un riferimento diretto a Donald Trump.

Perché guardarla (anche se vi fa paura)

M – Il figlio del secolo è una serie necessaria. In un Paese che non ha mai fatto davvero i conti con il suo passato fascista, che celebra ancora quel periodo come “quando i treni arrivavano in orario”, questa serie è un pugno nello stomaco.

Non è comoda. Non è rassicurante. Vi farà arrabbiare, vi farà discutere, forse vi dividerà da amici e parenti durante le cene di famiglia. Ma è cinema (anzi, televisione) al suo meglio: coraggioso, politico, formalmente audace.

Le recensioni italiane sono state entusiastiche: cinque stelle da Cinematografo.it (“performance mostruosa di Luca Marinelli”), cinque stelle da Comingsoon.it (“una meraviglia”), quattro stelle da MYmovies.it (“serie intelligente con sceneggiatura coraggiosa”).

Il direttore della Mostra di Venezia Alberto Barbera ci ha visto giusto a volerla in Laguna. In un’annata in cui le produzioni italiane sono state di qualità molto più alta del solito, M – Il figlio del secolo è forse il titolo nostrano migliore.

M Il figlio del secolo su Sky 2

Le riflessioni di tveserie.it

M – Il figlio del secolo è la serie italiana dell’anno. Punto. È coraggiosa, innovativa, superbamente recitata e diretta con una vis creativa che raramente si vede nelle produzioni nostrane.

Non è per tutti. Se cercate un period drama classico, resterete delusi. Se volete una ricostruzione storica rigorosa al 100%, guardate un documentario. Ma se volete vedere come il cinema può raccontare la Storia in modo nuovo, urgente, necessario, allora questa serie è imperdibile.

Luca Marinelli regala una delle interpretazioni più impressionanti della sua carriera (e ne ha già regalate tante). Joe Wright dimostra ancora una volta di essere uno dei registi più visionari in circolazione. E l’Italia dimostra di poter fare serialità di livello internazionale quando osa, quando rischia, quando non ha paura di guardare i propri demoni negli occhi.

Consigliato per: chiunque ami la serialità di qualità, fan di Luca Marinelli, appassionati di storia (anche se romanzata), e tutti coloro che credono che l’arte debba interrogare, provocare, disturbare.

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